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Intervista a Francesco Fascinato: comunicare con la vetrina

Vi propongo un’altra intervista, questa volta focalizzandomi sulle strategie off-line in particolar modo sulla finestra che il negozio offre ai propri clienti: la vetrina
Francesco Fascinato, co-fondatore del Progetto Associazione Qore di style, Visual Merchandiser e Vetrinista, ci spiega come rendere più visibile il negozio utilizzando come strumento la vetrina.

1) Che importanza ha la vetrina nel successo di un negozio? A quali obiettivi può condurre?
La vetrina e’ sicuramente il primo strumento di comunicazione del punto vendita; tanti definiscono la vetrina il biglietto da visita e secondo me si tratta di una similitudine corretta. L’obiettivo che la vetrina persegue e’ sicuramente quello di “farsi guardare” dai potenziali clienti. Questo obiettivo si raggiunge pianificando e sviluppando l’esposizione in base ai punti di forza legati al materiale disponibile e alla merce che si vuole esporre.

2) Che cosa colpisce di più i passanti?
Credo che le persone siano continuamente bombardate da comunicazioni standard, stili ed accostamenti merceologici poco attendibili. Le persone vogliono poter creare il proprio stile e non scegliere qualcosa di standardizzato. Non funziona più nemmeno la vetrina estremamente scenografica. Secondo il mio parere in vetrina devo esporre prodotti di punta che poi assolutamente devo riproporre anche all’interno del piano vendita.

3) Quali sono le nuove tecniche e le nuove filosofie collegate alla creazione di vetrina?
I capisaldi dell’allestimento in vetrina rimangono i gruppi e il ritmo (gruppi: solitamente 3 manichini o elementi di arredo centrati nella vetrina; ritmo: elementi di arredo posizionati sempre alla stessa distanza creando spazi uguali tra uno e l’altro.)
Non credo sia efficace uscire da queste due modalità. Poi la mia convinzione personale spinge verso pochi prodotti ma di grande impatto. Per quanto riguarda il materiale di allestimento, il minimal da sempre un senso di eleganza con l’uso di due massimo 3 colori in vetrina.
Dimenticavo… Rinnovare la vetrina spesso e volentieri!

4) Vetrine e mondo on-line: quali collegamenti sono possibili?
Io lavoro in questo settore e quando parlo ai miei clienti di vetrina, considero tale anche quella online. Solo che in rete la vetrina e’ il negozio nel suo insieme. Differenza principale? Quella vetrina può venire vista da milioni di persone! Se cambio la mia vetrina posso postare la foto prima e dopo, posso organizzare un concorso per la vetrina più votata, un blog nel quale ascoltare e conversare con le persone. Infine non dimentichiamo la serie di iniziative di co-marketing che si possono sviluppare con altri esercizi commerciali.

5) Tre consigli da seguire e tre errori da evitare
consigli che mi sento di dare sono i seguenti:
– rinnovare spesso la vetrina;
– affidarsi a persone specializzati;
– ascolto, relazione e trasparenza. Sono proprio le persone che entrano nel nostro punto vendita i migliori consulenti o i peggiori concorrenti.
Errori da evitare:
– il fai da te non funziona più, il risparmio non rende poi ciò che si crede;
– evitiamo l’effetto “mercato”: liquidazione totale o strani messaggi comunicativi;
– lo status quo, immobilismo e lamentele non portano da nessuna parte..e nel frattempo gli altri corrono!

Concludo con un concetto che ho sempre adottato: Non sono clienti… Sono persone. 

Ringrazio Francesco e spero che le sue parole siano state d’aiuto. Nel caso rimango a disposizione per ulteriori domande da girare al nostro esperto vetrinista.


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Consigli per un blog efficace



Nel post precedente ho trattato l’argomento blog. Un argomento quanto mai attuale e che ritengo essere molto interessante per le aziende che vogliono farsi conoscere ad un pubblico più vasto.
Vorrei darvi ora un paio di consigli che ritengo molto utili, proposti nel libro“Personal Branding” di Luigi Centenaro e Tommaso Sorchiotti (pag 127-129).
Il libro raccoglie una serie di “raccomandazioni utili per creare un ambiente accogliente e valorizzare i suoi contenuti”.
1)   Comunica il tuo brand. Foto, immagini, colori del blog devono essere coerenti con il messaggio che volete comunicare, devono rappresentare il vostro brand, devono far sapere a chiunque accede al blog con chi ha a che fare.
2)   Buona usabilità. Non eccedere scrivendo troppo, utilizzare la divisione in paragrafi per rendere più chiaro il testo, ridurre al minimo la grafica. Per approfondire l’argomento andate a vedere anche l’articolo di Emma Dal Cortivo, consigliato qualche post fa.
3)   Metti in mostra le hit. Mettere in evidenza l’elenco dei post più cliccati per facilitare l’utente a visualizzare gli argomenti più importanti.
4)   Un post è per sempre. Un post rimane a disposizione di tutti i clienti presenti ma anche futuri.
5)   Integra la conversazione. Se avete commenti che non riguardano direttamente gli argomenti trattati nel blog, proponeteli su altri tipi di social network: Twitter, FaceBook.
6)   Pubblicizza il link. Inserendolo come firma elettronica in fondo alle mail, consigliandolo su Twitter, su Face Book o su altri social network. Scrivilo sui profili dei social network che appartengono al brand.
7)   Fai domande. Finite il post con una domanda che possa coinvolgere chi legge, che lo invogli a rispondere e quindi a creare un legame tra voi e lui.
8)   Pubblica BENE, non SPESSO. Se aggiornate il blog una volta al mese i vostri utenti non riescono ad affezionarsi a voi perché non siete presenti nella loro quotidianità; dovete proporre degli aggiornamenti costanti nel tempo ma scaglionati.
9)   Vendita e pubblicità. Promuovere sfacciatamente prodotti altrui e addirittura propri non è ben visto dal pubblico.
Se volete approfondire l’argomento potete trovare nuove informazioni su www.personalbranding.it .
Vi sono sembrati consigli utili? Avreste qualche suggerimento ulteriore?

Il blog: uno spazio virtuale che collega brand e consumatori


Il blog è un ottimo strumento a disposizione del brand per numerose ragioni e sinceramente credo che goda di ottima salute.
-Possibilità di proporre argomenti diversi alla propria clientela, questo permette sia di far comprendere meglio il proprio pensiero che proporre alternative alla propria offerta.
-Visibilità/SEO
i nostri potenziali clienti potrebbero non conoscerci e ritrovarci grazie ad un post nei risultati di Google
-Credibilità
-Autorevolezza.”
Quanto detto da Salvatore Russo, nell’intervista che ho proposto qualche post fa, è confermato anche da una ricerca di Hubspot.com: il blog aziendale è cresciuto fino al 65% nel 2011, nel 2010 era al 61% e nel 2009 era al 48%. Questo significa che gli utenti di Internet utilizzano principalmente i social network e i blog per interagire con i marchi stessi e influenzare le opinioni degli altri utenti.
Il blog è dunque uno strumento molto utile per un brand che vuole aumentare la sua reputazione on-line e farsi conoscere da un pubblico più vasto.
Attraverso un blog è possibile comunicare con l’utente in modo diretto: sviluppare e approfondire argomenti direttamente con i clienti stessi, i lettori possono interagire con l’azienda, possono dire la loro, possono chiedere, possono consigliare. Così facendo si offre ai clienti la possibilità di essere ascoltati: ascoltare il cliente è infatti, come ho affermato fin dal primo post, una delle attività fondamentali su cui il brand deve focalizzarsi; e il blog è lo strumento più adatto a questa richiesta del mercato.
Grazie alla possibilità di interazione offerta dai blog, l’azienda ha anche la possibilità di impostare il discorso verso argomenti che interessano per migliorare, focalizzarsi su un certo tipo di contenuto, chiedere al suo pubblico, sapere direttamente da chi compra i prodotti.
Il blog permette dunque di rendere il consumatore protagonista, crea uno spazio di connessione e di dialogo tra azienda e cliente.
“I blog non si scrivono da soli” così ha concluso Salvatore nella sua intervista, per questo voglio consigliare la lettura del sito Retelab.it. Un sito interamente dedicato a offrire consigli utili a chiunque abbia intenzione di iniziare un blog.
Buona lettura!


La passione: un modo piacevole per attirare clienti


Massimo Benedetti, appassionato lavoratore della comunicazione e comunicatore eccezionale, mi lancia la palla chiedendomi di spiegare come la passione sia uno degli elementi che non devono mancare nella relazione tra venditore e clienti.
L’idea di questa collaborazione nasce da un cartello che Massimo ha trovato in un negozietto in centro ad Aosta, in particolar modo si è soffermato sulla frase“si perde il tessuto connettivo che tiene insieme la comunità”.
Il suo contributo su questo argomento lo trovate qui.
Parto col dire che ritengo la passione uno degli elementi fondamentali per poter davvero far funzionare un punto vendita. Sembra una banalità ma se manca la passione per il proprio lavoro prima o poi il lavoro stesso ne risente.
La passione, quando è vera e trasmette ciò che rende realmente esperti, è anche un potente strumento di marketing.
Spiego meglio il perché.
Che cosa cercano oggi i clienti in un negozio?
Sì d’accordo il prezzo, esiste una fascia di consumatori per i quali il prezzo è tutto. Sono i turisti dell’acquisto, migrano inseguendo il volantino, il supersconto, le offerte. Niente contro di loro s’intende, sono sempre esistiti, per necessità più che per scelta, gli “attenti al prezzo” e in tempi di crisi si moltiplicano, anche per segmenti: appassionati di high-tech pronti a fare la coda per acquistare per primi l’iPad 2, che poi comprano abbigliamento al mercatino. Non potendo avere tutto si fanno scelte che permettano di colmare alcune esigenze personali.
Ma gli altri, quelli che comprano un valore, per i quali il prezzo non conta (vedi iPad 2 qui sopra) comprano l’esperienza di acquisto,  quella che gli americani definiscono appunto shopping experience, e che cosa altro è se non la capacità di trasmettere una passione?
A Milano i veri cultori dei libri oggi si rivolgono ad una sola libreria, quando non cercano l’equivalente fisico di IBS o Amazon.
L’ultima rimasta, tra quelle in cui è possibile parlare con gli addetti dei libri, chiedere consigli, ritrovare un libro ricordando solo un pezzo del titolo, magari pure sbagliato (provate a farlo on line…), è a parer mio la Hoepli, dell’omonima via del centro di Milano. Dove la passione è ciò che attira molti.
Ed è la passione a creare comunità. Perché si crea fedeltà, che ha bisogno di tessuto connettivo per crescere.

Ascoltare il cliente – approfondimento del tema


Vorrei proporvi due interessanti link a due argomenti che si compensano e che  approfondiscono un tema già trattato in precedenza nel mio blog: l’importanza di ascoltare il cliente.
Il primo è tratto dal sito socialmediaitalia.it; partendo dal discorso di Charlene Li, fondatrice di Altimeter Group ed è considerata una delle persone più influenti della Silicon Valley, sottolinea quanto sia importante mettere sempre al centro il consumatore. Una frase significativa di questo discorso riassume il tutto: “Consumer is the king”. Trovate qui l’articolo completo.
Il secondo articolo è subordinato al primo: Mattia Lissi, Social Media Analyst per Site by Site, descrive il suo lavoro; si occupa infatti di ascoltare la rete e di capire quali sono i desideri dell’utenza, quali i suoi voleri, per migliorare la strategia messa in atto dalle aziende. Vi lascio alla lettura del suo post per farvi capire meglio di cosa si tratta.
Buona lettura.

Gli step da seguire prima di buttarsi nella rete




Lo scopo di un’azienda che intraprende attività di web-marketing e comunicazione è ovviamente quello di crearsi una fama in grado di aumentare la pedonabilità dei clienti nel proprio negozio.
Il mondo del Web2.0 è un mondo in cui, come già detto in precedenza, sono gli utenti che decidono cosa ascoltare. Il compito dell’azienda è quello di riuscire a farsi ascoltare, a farsi scegliere dal pubblico della rete.
Dunque prima di iniziare il percorso di comunicazione on-line bisogna tener conto  di alcune importanti informazioni.
Innanzitutto bisogna iniziare la pianificazione della strategia on-line partendo da questi tre passaggi fondamentali che ho già sottolineato in un precedente post:
1) Capire qual è il target di riferimento per ciò che offrite, per ciò che vendete;
2) Capire a cosa questo target è interessato, rispetto a ciò che offrite, capire cosa potrebbe far decidere al target di comprare o meno;
3) Identificare le caratteristiche del vostro prodotto e del vostro negozio che possano essere un valore aggiunto per il target e che possano rientrare nella descrizione del punto2.
Una volta analizzati questi punti importanti è necessario trovare la risposta a queste domande:
1)DOVE posso contattare il mio target sul web? In che social network riesco maggiormente a interagire con le persone a cui voglio rivolgermi?
Un errore che spesso si commette è pensare che tutti i social network siano uguali e che quindi tutti gli utenti siano sulle stesse piattaforme. Non è affatto così. Ogni social network ha il suo target di riferimento, con le sue personalità e le sue specificità, i suoi obiettivi e i suoi modi di vedere il web.
2)COME posso rivolgermi al target in modo da farmi capire? Quali sono le parole che lui utilizza e che colpiscono la sua attenzione? Che gergo usa?
Inizialmente è necessario ascoltare il web: nei social media infatti, l’ascolto agisce come una guida che permette di viaggiare, senza incontrare ostacoli, attraverso il mondo del web2.0, che è un interessantissimo mondo in continua evoluzione.
Ascoltare serve a capire chi siano gli influenzatori, coloro di cui gli utenti del web si fidano, che vengono seguiti; trovare queste persone e riuscire a far incuriosire loro riguardo al vostro prodotto, al vostro nome, al vostro modo di comunicare, a voi; può essere davvero essenziale per far crescere il vostro nome in rete.
Ascoltare aiuta a individuare le parole chiave e le tendenze del web e dei suoi utenti, per poterle usare e dunque attirare l’attenzione dei fruitori dei social network.
L’ascolto serve dunque a capire COME parlare con i miei possibili futuri clienti, per essere certi di utilizzare le parole giuste, per avere il tramite delle persone giuste e per poter richiamare il loro interesse verso ciò che ho da dire.
3)Una volta capito DOVE e COME è necessario stabilire un PIANO D’AZIONE con il quale si stabiliscono i mezzi e gli strumenti più adatti allo scopo: sito web, blog, pagina Facebook e via dicendo.
Nei prossimi post cercherò di spiegare pro e contro di questi strumenti.
Vi lascio con un link di approfondimento molto interessante che riguarda l’importanza dell’ascolto del web.

Il caso Abercrombie&Fitch: il marchio che attira



Nel post precedente ho accennato alla catena di negozi Abercrombie&Fitch, produttore e rivenditore americano di abbigliamento, classificato come lifestyle brand. In questo post vorrei entrare nel dettaglio e portarlo come esempio.
È, secondo me, un ottimo esempio per spiegare come non basti più buttare la merce sugli scaffali e stare li ad aspettare che la gente passi ed entri a comprare; un esempio di tattica off-line che ha sicuramente ottenuto successo.
L’arredamento caratteristico dei negozi della catena Abercrombie&Fitch è  solitamente nero e scuro, faretti bianchi che illuminano i prodotti, musica forte, in pieno stile discoteca. Un profumo forte e persistente che pervade l’aria, spruzzato automaticamente.
I commessi sono in sovrannumero, nonostante ci sia sempre fila si trova sempre un commesso libero per un aiuto, equamente divisi tra maschi e femmine, molto giovani e belli, tutti socievoli ed enormemente cortesi: ballano, sorridono e ammiccano.
L’atmosfera è molto allegra, sembra di essere ad un cocktail party o ad una festa esclusiva e non in un negozio di vestiti.
Qual è l’esperienza d’acquisto che si porta a casa un consumatore?
Il contesto è talmente stimolante e particolare che i consumatori sono invogliati a entrare anche solo per provare, per poter dire “Ci sono stato anche io” e per raccontarlo in giro: e cosa c’è di meglio per l’azienda che un cliente soddisfatto che va a parlare bene del marchio?
L’effetto fila continua (all’entrata, alle casse e ai camerini) rende il prodotto più desiderabile; il prezzo alquanto elevato caratterizza il capo come di “livello”.
Questo esempio mostra perfettamente come ha acquisito un’importanza fondamentale il punto vendita, divenendo uno strumento insostituibile attraverso il quale le aziende stesse comunicano col cliente finale, trasmettendogli i valori di cui il brand si fa portavoce e facendogli provare nuove emozioni che lo porteranno a ritornare in quel negozio anche senza paradossalmente aver bisogno di fare un acquisto. Mediante il punto vendita, l’azienda infatti diviene in grado di esprimere e comunicare al meglio il prodotte che promuove, e ciò senza dubbio emoziona il cliente.
Non conta più tanto il vostro prodotto, ma è diventato essenziale come comunicate il valore di esso.