Consigli per un blog efficace



Nel post precedente ho trattato l’argomento blog. Un argomento quanto mai attuale e che ritengo essere molto interessante per le aziende che vogliono farsi conoscere ad un pubblico più vasto.
Vorrei darvi ora un paio di consigli che ritengo molto utili, proposti nel libro“Personal Branding” di Luigi Centenaro e Tommaso Sorchiotti (pag 127-129).
Il libro raccoglie una serie di “raccomandazioni utili per creare un ambiente accogliente e valorizzare i suoi contenuti”.
1)   Comunica il tuo brand. Foto, immagini, colori del blog devono essere coerenti con il messaggio che volete comunicare, devono rappresentare il vostro brand, devono far sapere a chiunque accede al blog con chi ha a che fare.
2)   Buona usabilità. Non eccedere scrivendo troppo, utilizzare la divisione in paragrafi per rendere più chiaro il testo, ridurre al minimo la grafica. Per approfondire l’argomento andate a vedere anche l’articolo di Emma Dal Cortivo, consigliato qualche post fa.
3)   Metti in mostra le hit. Mettere in evidenza l’elenco dei post più cliccati per facilitare l’utente a visualizzare gli argomenti più importanti.
4)   Un post è per sempre. Un post rimane a disposizione di tutti i clienti presenti ma anche futuri.
5)   Integra la conversazione. Se avete commenti che non riguardano direttamente gli argomenti trattati nel blog, proponeteli su altri tipi di social network: Twitter, FaceBook.
6)   Pubblicizza il link. Inserendolo come firma elettronica in fondo alle mail, consigliandolo su Twitter, su Face Book o su altri social network. Scrivilo sui profili dei social network che appartengono al brand.
7)   Fai domande. Finite il post con una domanda che possa coinvolgere chi legge, che lo invogli a rispondere e quindi a creare un legame tra voi e lui.
8)   Pubblica BENE, non SPESSO. Se aggiornate il blog una volta al mese i vostri utenti non riescono ad affezionarsi a voi perché non siete presenti nella loro quotidianità; dovete proporre degli aggiornamenti costanti nel tempo ma scaglionati.
9)   Vendita e pubblicità. Promuovere sfacciatamente prodotti altrui e addirittura propri non è ben visto dal pubblico.
Se volete approfondire l’argomento potete trovare nuove informazioni su www.personalbranding.it .
Vi sono sembrati consigli utili? Avreste qualche suggerimento ulteriore?

Il blog: uno spazio virtuale che collega brand e consumatori


Il blog è un ottimo strumento a disposizione del brand per numerose ragioni e sinceramente credo che goda di ottima salute.
-Possibilità di proporre argomenti diversi alla propria clientela, questo permette sia di far comprendere meglio il proprio pensiero che proporre alternative alla propria offerta.
-Visibilità/SEO
i nostri potenziali clienti potrebbero non conoscerci e ritrovarci grazie ad un post nei risultati di Google
-Credibilità
-Autorevolezza.”
Quanto detto da Salvatore Russo, nell’intervista che ho proposto qualche post fa, è confermato anche da una ricerca di Hubspot.com: il blog aziendale è cresciuto fino al 65% nel 2011, nel 2010 era al 61% e nel 2009 era al 48%. Questo significa che gli utenti di Internet utilizzano principalmente i social network e i blog per interagire con i marchi stessi e influenzare le opinioni degli altri utenti.
Il blog è dunque uno strumento molto utile per un brand che vuole aumentare la sua reputazione on-line e farsi conoscere da un pubblico più vasto.
Attraverso un blog è possibile comunicare con l’utente in modo diretto: sviluppare e approfondire argomenti direttamente con i clienti stessi, i lettori possono interagire con l’azienda, possono dire la loro, possono chiedere, possono consigliare. Così facendo si offre ai clienti la possibilità di essere ascoltati: ascoltare il cliente è infatti, come ho affermato fin dal primo post, una delle attività fondamentali su cui il brand deve focalizzarsi; e il blog è lo strumento più adatto a questa richiesta del mercato.
Grazie alla possibilità di interazione offerta dai blog, l’azienda ha anche la possibilità di impostare il discorso verso argomenti che interessano per migliorare, focalizzarsi su un certo tipo di contenuto, chiedere al suo pubblico, sapere direttamente da chi compra i prodotti.
Il blog permette dunque di rendere il consumatore protagonista, crea uno spazio di connessione e di dialogo tra azienda e cliente.
“I blog non si scrivono da soli” così ha concluso Salvatore nella sua intervista, per questo voglio consigliare la lettura del sito Retelab.it. Un sito interamente dedicato a offrire consigli utili a chiunque abbia intenzione di iniziare un blog.
Buona lettura!


La liberalizzazione dei negozi – guest post di Paolo Pugni

Riprendendo l’argomento “piccoli negozi”, trattato nel precedente post, propongo una riflessione fatta da Paolo Pugni, esperto di marketing e autore del blog Export Low Cost, rispetto al tema delle liberalizzazioni e dell’ampliamento dell’orario di apertura che possono avere un rilevante impatto sui negozi di quartiere.
Ho ritenuto importante trattare questo argomento di attualità poiché implica un cambiamento significativo per chiunque gestisce una attività commerciale in proprio.
Lascio la parola alle considerazioni del mio ospite, e rimando anche per un approfondimento, ai seguenti articoli apparsi sul Corriere della sera:
Dario Di Vico 



È ora di cambiare. Ma si sa per farlo bisogna vincere alcune resistenze.
Due tra tutte: abbiamo sempre fatto così, con la variante non si può fare
che cosa sarà di noi?

Attriti che secondo il grande Eli Goldratt vanno racchiusi in queste due categorie: i rischi del cambiamento e i vantaggi della situazione attuale.
Parliamo di negozi e liberalizzazione. E non intendiamo entrare in merito al problema della domenica, che comprende anche temi morali che esulano dal contesto di questo blog, né nella analisi dei costi connessi con l’ampliamento dell’orario. Perché qui le soluzioni ci sarebbero ad affrontare scientificamente il problema e non di pancia.
Vogliamo invece parlare di marketing e di vendite. Perché questa liberalizzazione potrebbe essere una grande occasione per dare un nuovo senso al negozio di quartiere, che non può –e a mio parere non deve- fare la guerra al centro commerciale e alla grande distribuzione.
Deve cioè lavorare su tutto quello che la GDO non è, che il centro commerciale non è. Vale a dire il valore.
Che cosa trovi nei grandi negozi (usiamo d’ora in poi la sigla GN per intendere tutto ciò che trovi in un centro commerciale o in una piazza commerciale)? Qual è il loro vantaggio competitivo?
Mi sembra che il prezzo sia il primo e la gamma di scelta il secondo. Attenzione però: gamma ampia, ma… ristretta. Spesso private label, spesso marchi prestigiosi che possono attrarre attenzione e garantire la vendita.
E allora il piccolo negozio dovrebbe puntare sull’esatto contrario valorizzando:
1) La scelta esclusiva: prodotti di qualità superiore che nei GN non si trovano, anzi andare a selezionare per i propri clienti le perle che il mercato offre;
2) Attenzione al cliente, cura per i suoi desideri;
3) Creare una comunità viva e vivace, con eventi, assaggi, prove, corsi;
4) Dare soluzioni rapide, immediate;
5) Puntare sulle nicchie.
Insomma recuperare il ruolo che i negozi di quartiere avevano negli anni Settanta, quando insegnarono agli italiani a scoprire nuovi gusti, nuove tendenze, nuove mode senza perdere il fascino di quella relazione personale che permetteva al gastronomo Lazzarini, di via Cenisio, luogo che permane ancora nella mia memoria, di proporre alla sig.ra Gina, o alla Nerea, o al dr. Angelo le novità che arrivavano dalla Puglia o il vino selezionato dalla cantina Toscana.
Impossibile? Troppo costoso? Assolutamente no.
Purché si smetta di dire: non si può fare abbiamo sempre fatto così!

La passione: un modo piacevole per attirare clienti


Massimo Benedetti, appassionato lavoratore della comunicazione e comunicatore eccezionale, mi lancia la palla chiedendomi di spiegare come la passione sia uno degli elementi che non devono mancare nella relazione tra venditore e clienti.
L’idea di questa collaborazione nasce da un cartello che Massimo ha trovato in un negozietto in centro ad Aosta, in particolar modo si è soffermato sulla frase“si perde il tessuto connettivo che tiene insieme la comunità”.
Il suo contributo su questo argomento lo trovate qui.
Parto col dire che ritengo la passione uno degli elementi fondamentali per poter davvero far funzionare un punto vendita. Sembra una banalità ma se manca la passione per il proprio lavoro prima o poi il lavoro stesso ne risente.
La passione, quando è vera e trasmette ciò che rende realmente esperti, è anche un potente strumento di marketing.
Spiego meglio il perché.
Che cosa cercano oggi i clienti in un negozio?
Sì d’accordo il prezzo, esiste una fascia di consumatori per i quali il prezzo è tutto. Sono i turisti dell’acquisto, migrano inseguendo il volantino, il supersconto, le offerte. Niente contro di loro s’intende, sono sempre esistiti, per necessità più che per scelta, gli “attenti al prezzo” e in tempi di crisi si moltiplicano, anche per segmenti: appassionati di high-tech pronti a fare la coda per acquistare per primi l’iPad 2, che poi comprano abbigliamento al mercatino. Non potendo avere tutto si fanno scelte che permettano di colmare alcune esigenze personali.
Ma gli altri, quelli che comprano un valore, per i quali il prezzo non conta (vedi iPad 2 qui sopra) comprano l’esperienza di acquisto,  quella che gli americani definiscono appunto shopping experience, e che cosa altro è se non la capacità di trasmettere una passione?
A Milano i veri cultori dei libri oggi si rivolgono ad una sola libreria, quando non cercano l’equivalente fisico di IBS o Amazon.
L’ultima rimasta, tra quelle in cui è possibile parlare con gli addetti dei libri, chiedere consigli, ritrovare un libro ricordando solo un pezzo del titolo, magari pure sbagliato (provate a farlo on line…), è a parer mio la Hoepli, dell’omonima via del centro di Milano. Dove la passione è ciò che attira molti.
Ed è la passione a creare comunità. Perché si crea fedeltà, che ha bisogno di tessuto connettivo per crescere.

Ascoltare il cliente – approfondimento del tema


Vorrei proporvi due interessanti link a due argomenti che si compensano e che  approfondiscono un tema già trattato in precedenza nel mio blog: l’importanza di ascoltare il cliente.
Il primo è tratto dal sito socialmediaitalia.it; partendo dal discorso di Charlene Li, fondatrice di Altimeter Group ed è considerata una delle persone più influenti della Silicon Valley, sottolinea quanto sia importante mettere sempre al centro il consumatore. Una frase significativa di questo discorso riassume il tutto: “Consumer is the king”. Trovate qui l’articolo completo.
Il secondo articolo è subordinato al primo: Mattia Lissi, Social Media Analyst per Site by Site, descrive il suo lavoro; si occupa infatti di ascoltare la rete e di capire quali sono i desideri dell’utenza, quali i suoi voleri, per migliorare la strategia messa in atto dalle aziende. Vi lascio alla lettura del suo post per farvi capire meglio di cosa si tratta.
Buona lettura.

Intervista a Salvatore Russo: web marketing per negozi

Iniziamo l’anno nuovo con un’intervista a Salvatore Russo, Web Marketing Manager presso 6sicuro.it, che ringrazio per la disponibilità e per aver messo la sua professionalità al servizio dei lettori di questo blog.
1) Quale obiettivo può perseguire un negozio con una strategia on-line?
L’obiettivo principale, inutile negarlo, rimane sempre la vendita. Bisogna capire se la strategia on-line realizzata servirà direttamente a questo scopo oppure rappresenterà un ottimo strumento per raccogliere tutte le informazioni necessarie per proporre un’offerta sempre più attinente ai gusti dei propri clienti. Credo sia necessario, per chi inizia da zero, fissarsi obiettivi intermedi, questo per un duplice motivo: non scoraggiarsi e implementare una strategia marketing strutturata e solida.
2) Blog: è ancora un’opzione per affermare il proprio brand?
Il blog è un ottimo strumento a disposizione del brand per numerose ragioni e sinceramente credo che goda di ottima salute.
-Possibilità di proporre argomenti diversi alla propria clientela, questo permette sia di far comprendere meglio il proprio pensiero che proporre alternative alla propria offerta.
-Visibilità/SEO
i nostri potenziali clienti potrebbero non conoscerci e ritrovarci grazie ad un post nei risultati di Google
-Credibilità
-Autorevolezza
Comunque sia ben chiaro, se non ci credete non fatelo! Iniziate con calma, pochi post e ben strutturati, l’importante è essere veri, credibili e costanti.
“I blog non si scrivono da soli” [cit.]
3) La nuova frontiera sembra essere Foursquare: che cosa si può fare?
La geolocalizzazione è un procedimento molto semplice: tramite un’applicazione installata sullo smartphone, l’utente può comunicare la propria posizione fisica ai propri amici con un semplice tocco di dita.
Ecco poi sta alla nostra fantasia inventarsi tutti i possibili utilizzi marketing!  La cosa più ovvia che può fare un negozio è decidere di reclamarne la proprietà su Foursquare e accedere così a dati relativi ai vari check-in, ma anche proporre offerte ai suoi visitatori più assidui. Ad esempio, si può offrire uno sconto a chi è sindaco (mayor) in quel momento, o comunque a chi ha effettuato un determinato numero di check-in. Panino Giusto ad esempio offre il caffè a chi effettua per la prima volta il check-in, un ottimo modo per dare il benvenuto ai propri clienti e distinguersi. Si possono anche inserire “consigli” su attività in qualche modo collegate. In ogni caso si può monitorare il comportamento dei propri clienti e stupirli con messaggi e offerte personalizzate.
4) Come incrementare l’e-commerce?
Portare più clienti sul proprio sito e-commerce e ottimizzare le conversioni, semplice! Per il primo obiettivo l’accoppiata SEO/SEM è quella che mi ha sempre dato maggiori soddisfazioni. Per il SEO un ottimo alleato come già detto è il blog, ma potrebbe esserlo anche il cliente, permettendogli di commentare i nostri articoli ed in generale lasciare feedback sul nostro sito. Per quanto riguarda il SEM, consiglio di iniziare con budget ridotti e darsi almeno tre mesi per poter vedere dei dati stabili. Ottimizzare le conversioni, anche in questo caso il dialogo diretto/indiretto con il cliente è fondamentale. Dialogo diretto: blog, facebook, twitter, feedback prodotto, questionario esperienza di acquisto. Dialogo indiretto: web analytics
5) Errori da non fare?
– Sbagliare i tempi! Molte volte le strategie marketing vengono stravolte o peggio ancora totalmente bocciate perché semplicemente si sono sbagliati i tempi di analisi dei risultati.
Una campagna Adwords, sembrerà una banalità, ha tempi di ritorno dei risultati nettamente diversi da un concorso Facebook oppure da un attività marketing su Foursquare. E’ necessario quindi per ogni attività individuare i giusti tempi di analisi.
– Scoraggiarsi di fronte alle critiche, se instaurate un dialogo con il pubblico, la critica fa parte del gioco. Per me è una vera manna! Permette di misurare quanto sia efficace e matura la propria comunicazione.
Basta rispondere con onestà e trasparenza, non c’è nessuna critica che non possa essere affrontata.
6) Cosa non si può non fare?
Dosare bene le proprie energie! Capita molto spesso di assistere ad eccessi di euforia iniziale seguita repentinamente dalla frustrazione di non riuscire a seguire tutto correttamente. Conviene realizzare micro progetti, assimilarli e poi proseguire con uno step successivo.
(Per approfondire questo punto vi consiglio di leggere il suo ultimo post Social Media Marketing Bipolare).

Quanto è rilevante il sito web per la comunicazione d’azienda?



In una strategia che prevede attività on-line è fondamentale saper comunicare nel web e saper utilizzare al meglio gli strumenti utilizzati per arrivare all’utente. È infatti sempre più importante utilizzare le opportunità offerte dalla rete in modo ottimale, tenendo conto che i costi per l’utilizzo sono ridotti rispetto a quelli necessari per ottenere pubblicità attraverso i media tradizionali (carta stampata, televisione, radio etc).
Se solo si pensa che in pochi anni gli utenti web sono diventati alcune centinaia di milioni si può già immaginare come questo mezzo di comunicazione stia diventando strategico.
In questo post vorrei spiegarvi quanto sia rilevante per i profitti e per la fama di un’azienda avere un sito web.
Il sito web è oramai uno strumento di comunicazione fondamentale per ogni azienda: consente un rapido aggiornamento della comunicazione di marketing e permette di essere visibili a qualsiasi ora e a qualsiasi latitudine.
Internet inoltre permette di testare il gradimento dei propri prodotti  direttamente con i consumatori perché consente un rapporto diretto con loro, stimolandoli a fornire le loro opinioni o i loro suggerimenti.
Attraverso un sito Internet l’azienda ottiene:
–       un’immediata visibilità;
–       un’immediata e facile comunicazione di tutti i tipi di prodotto che l’azienda offre;
–       una procedura di vendita dei prodotti facile e veloce: attraverso strumenti come l’e-commerce ogni prodotto aziendale può essere facilmente venduto in rete senza limiti di orario e/o di quantità, tramite transazioni eseguite in tutta sicurezza;
–       un’efficace strumento per raggiungere delle nicchie di mercato: il web consente di ricercare prodotti e/o informazioni molto specifiche tramite i motori di ricerca quindi anche un sito molto settoriale può essere facilmente raggiunto dall’utente.
–       un servizio permanente;
–       un ottimo strumento per le indagini di mercato: i clienti possono essere facilmente, e a costi ridottissimi, indotti a partecipare a delle indagini di mercato, testando magari quasi in tempo reale il “consenso” di un particolare prodotto.
Per guadagnare tutti questi vantaggi non basta solo però aver un sito: bisogna saperlo gestire e saperlo creare nel modo corretto ecco perché vi propongo questo interessante articolo di Emma Dal Cortivo, giovane laureata in Cultura e storia del sistema editoriale, blogger, entrata da poco nel mondo di social media marketing e affini, che offre alcune indicazioni rispetto a ciò che va fatto e non va fatto quando si apre un sito web.
Buona lettura!