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140 caratteri da riempire con attenzione

Un altro episodio di attacchi ad un tweet. Questa volta protagonista è Roberto Bolle, il famoso étoile della Scala, reo di aver scritto sul suo profilo Twitter  “I senzatetto che s’accampano e dormono sotto i portici del Teatro San Carlo, gioiello di Napoli, sono un emblema del degrado di questa città»

Si è scatenato l’inferno contro il ballerino che ha, tramite il suo ufficio stampa e personalmente, provveduto a chiarire il misfatto. Qui trovate l’articolo completo tratto dal sito del Corriere della Sera.

Cosa dire, anche se non si tratta di negozi, sempre di reputazione stiamo parlando. Bisogna stare attenti a quello che scriviamo, il tono, l’ironia, il senso potrebbero non essere capiti. Non stiamo usando la voce, non ci viene in soccorso il non verbale; a parlare per noi ci sono solo delle scritte nere su foglio bianco che tutti possono interpretare come vogliono. Quindi ragionare prima di twittare, pensare all’effetto che la nostra frase può avere, pensare a come si può interpretare quello che stiamo scrivendo.

E’ forse un po’ complicato inizialmente: siamo abituati a mezzi di comunicazione diversi, il tweet è uno strumento relativamente nuovo di comunicare. Beh però le sfide sono all’ordine del giorno, e una sana competizione con se stessi non può che essere stimolante e aiutarci a crescere sempre di più!

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Mc Donald’s: le strategie on e off line

 

Si vociferava quest’estate di un cambio di logo (non si sa se voci fasulle o idee mai realizzate), ma fortunatamente il punto di domanda scelto come sostituto della famosa M gialla non ha avuto successo. Qualcosa però è cambiato lo stesso.

McDonald’s sta cercando di cambiare la sua immagine e puntare tutto sulla salute del cliente e sui consumatori stessi.

In questi ultimi anni si è dato da fare inserendo tabelle nutrizionali, informazioni sulla provenienza dei cibi, aiutando il cliente a seguire una dieta corretta. Sembrerebbe un paradosso, ma lascio questi giudizi a ognuno di voi. Di recente ha anche cercato di rafforzare questa nuova immagine cambiando completamente look ai suoi punti di ristoro: dal giallo classico, tavolini di plastica grigio chiaro, ambienti un po’ semplici; a un caldo marrone legno, moderno ed elegante, più curato e confortevole. Anche l’inserimento della zona McCafè fa parte di questa strategia di innovazione.

McDonald’s non si è solo focalizzata sull’aspetto del punto vendita per cambiare l’immagine, ma ha anche cercato di coinvolgere i consumatori in prima persona: su FaceBook è possibile mandare una foto personale scattata in uno dei ristoranti McDonald’s e partecipare al concorso “I mille volti di McDonald’s”.

L’azienda ha cercato anche di sfruttare il potenziale offerto da Twitter per cercare di coinvolgere il cliente: risultato davvero disastroso però, qui trovate l’articolo al riguardo apparso ieri su corsera.it.  Purtroppo questa iniziativa on-line non ha avuto il successo sperato, forse è mancata una riflessione a priori, riprendendo una frase del citato articolo “Ma se chiedi su un social media di raccontare storie su di te, prima devi sondare l’umore dei consumatori.”

Forse l’immagine che ognuno di noi ha di questo colosso americano non cambierà mai, c’è da dire che nel bene o nel male se ne sta parlando… potrebbe funzionare lo stesso?

Quando la creatività aumenta i profitti

Vi voglio proporre oggi due esempi brillanti e secondo me molto esplicativi  di come la creatività e il coraggio di buttarsi in comunicazioni, alternative a quelle usate da sempre, pagano e danno anche ottimi risultati.

La prima viene raccontata in questo articolo da Cristina Mariani: il caso di Arnold Coffe, una catena di caffetterie in stile americano. Ancora prima di leggere questo post, mi aveva molto colpita positivamente la scelta di aprire punti vendita a Milano in prossimità delle Università  (uno a 1 minuto a piedi dalla sede di Largo Gemelli della Cattolica e uno davanti all’Università statale): si sono proposti come caffetteria studentesca, offrono infatti la possibilità di collegarsi a internet, studiare, trascorrere il tempo tra una lezione e l’altra gustandosi un caffè nella versione d’oltre oceano. Una scelta molto ragionata e sicuramente basata su una strategia molto precisa. Il post che vi consiglio di leggere racconta di come siano riusciti in poco tempo ad accrescere notevolmente la loro clientela e a far aumentare i profitti.

Anche il secondo articolo è tratto dal blog Marketing Low Cost e riguarda sempre una caffetteria, o quasi! Una compagnia assicurativa americana, State Farm, per essere più vicina ai suoi clienti ha aperto un caffè a Chicago. Vengono proposti corsi su argomenti assicurativi, servizi di consulenza, aiuto ai clienti e altro ancora, tutto gratuito. Si paga solo il costo del caffè. Un’idea creativa che viene incontro al cliente, ai suoi bisogni e che permette di ascoltarlo più da vicino. E l’ascolto è, come ho sempre detto, un aspetto fondamentale del rapporto con l’utente.

Chi osa, ci guadagna!

Consigli per un blog efficace



Nel post precedente ho trattato l’argomento blog. Un argomento quanto mai attuale e che ritengo essere molto interessante per le aziende che vogliono farsi conoscere ad un pubblico più vasto.
Vorrei darvi ora un paio di consigli che ritengo molto utili, proposti nel libro“Personal Branding” di Luigi Centenaro e Tommaso Sorchiotti (pag 127-129).
Il libro raccoglie una serie di “raccomandazioni utili per creare un ambiente accogliente e valorizzare i suoi contenuti”.
1)   Comunica il tuo brand. Foto, immagini, colori del blog devono essere coerenti con il messaggio che volete comunicare, devono rappresentare il vostro brand, devono far sapere a chiunque accede al blog con chi ha a che fare.
2)   Buona usabilità. Non eccedere scrivendo troppo, utilizzare la divisione in paragrafi per rendere più chiaro il testo, ridurre al minimo la grafica. Per approfondire l’argomento andate a vedere anche l’articolo di Emma Dal Cortivo, consigliato qualche post fa.
3)   Metti in mostra le hit. Mettere in evidenza l’elenco dei post più cliccati per facilitare l’utente a visualizzare gli argomenti più importanti.
4)   Un post è per sempre. Un post rimane a disposizione di tutti i clienti presenti ma anche futuri.
5)   Integra la conversazione. Se avete commenti che non riguardano direttamente gli argomenti trattati nel blog, proponeteli su altri tipi di social network: Twitter, FaceBook.
6)   Pubblicizza il link. Inserendolo come firma elettronica in fondo alle mail, consigliandolo su Twitter, su Face Book o su altri social network. Scrivilo sui profili dei social network che appartengono al brand.
7)   Fai domande. Finite il post con una domanda che possa coinvolgere chi legge, che lo invogli a rispondere e quindi a creare un legame tra voi e lui.
8)   Pubblica BENE, non SPESSO. Se aggiornate il blog una volta al mese i vostri utenti non riescono ad affezionarsi a voi perché non siete presenti nella loro quotidianità; dovete proporre degli aggiornamenti costanti nel tempo ma scaglionati.
9)   Vendita e pubblicità. Promuovere sfacciatamente prodotti altrui e addirittura propri non è ben visto dal pubblico.
Se volete approfondire l’argomento potete trovare nuove informazioni su www.personalbranding.it .
Vi sono sembrati consigli utili? Avreste qualche suggerimento ulteriore?

Il blog: uno spazio virtuale che collega brand e consumatori


Il blog è un ottimo strumento a disposizione del brand per numerose ragioni e sinceramente credo che goda di ottima salute.
-Possibilità di proporre argomenti diversi alla propria clientela, questo permette sia di far comprendere meglio il proprio pensiero che proporre alternative alla propria offerta.
-Visibilità/SEO
i nostri potenziali clienti potrebbero non conoscerci e ritrovarci grazie ad un post nei risultati di Google
-Credibilità
-Autorevolezza.”
Quanto detto da Salvatore Russo, nell’intervista che ho proposto qualche post fa, è confermato anche da una ricerca di Hubspot.com: il blog aziendale è cresciuto fino al 65% nel 2011, nel 2010 era al 61% e nel 2009 era al 48%. Questo significa che gli utenti di Internet utilizzano principalmente i social network e i blog per interagire con i marchi stessi e influenzare le opinioni degli altri utenti.
Il blog è dunque uno strumento molto utile per un brand che vuole aumentare la sua reputazione on-line e farsi conoscere da un pubblico più vasto.
Attraverso un blog è possibile comunicare con l’utente in modo diretto: sviluppare e approfondire argomenti direttamente con i clienti stessi, i lettori possono interagire con l’azienda, possono dire la loro, possono chiedere, possono consigliare. Così facendo si offre ai clienti la possibilità di essere ascoltati: ascoltare il cliente è infatti, come ho affermato fin dal primo post, una delle attività fondamentali su cui il brand deve focalizzarsi; e il blog è lo strumento più adatto a questa richiesta del mercato.
Grazie alla possibilità di interazione offerta dai blog, l’azienda ha anche la possibilità di impostare il discorso verso argomenti che interessano per migliorare, focalizzarsi su un certo tipo di contenuto, chiedere al suo pubblico, sapere direttamente da chi compra i prodotti.
Il blog permette dunque di rendere il consumatore protagonista, crea uno spazio di connessione e di dialogo tra azienda e cliente.
“I blog non si scrivono da soli” così ha concluso Salvatore nella sua intervista, per questo voglio consigliare la lettura del sito Retelab.it. Un sito interamente dedicato a offrire consigli utili a chiunque abbia intenzione di iniziare un blog.
Buona lettura!


La passione: un modo piacevole per attirare clienti


Massimo Benedetti, appassionato lavoratore della comunicazione e comunicatore eccezionale, mi lancia la palla chiedendomi di spiegare come la passione sia uno degli elementi che non devono mancare nella relazione tra venditore e clienti.
L’idea di questa collaborazione nasce da un cartello che Massimo ha trovato in un negozietto in centro ad Aosta, in particolar modo si è soffermato sulla frase“si perde il tessuto connettivo che tiene insieme la comunità”.
Il suo contributo su questo argomento lo trovate qui.
Parto col dire che ritengo la passione uno degli elementi fondamentali per poter davvero far funzionare un punto vendita. Sembra una banalità ma se manca la passione per il proprio lavoro prima o poi il lavoro stesso ne risente.
La passione, quando è vera e trasmette ciò che rende realmente esperti, è anche un potente strumento di marketing.
Spiego meglio il perché.
Che cosa cercano oggi i clienti in un negozio?
Sì d’accordo il prezzo, esiste una fascia di consumatori per i quali il prezzo è tutto. Sono i turisti dell’acquisto, migrano inseguendo il volantino, il supersconto, le offerte. Niente contro di loro s’intende, sono sempre esistiti, per necessità più che per scelta, gli “attenti al prezzo” e in tempi di crisi si moltiplicano, anche per segmenti: appassionati di high-tech pronti a fare la coda per acquistare per primi l’iPad 2, che poi comprano abbigliamento al mercatino. Non potendo avere tutto si fanno scelte che permettano di colmare alcune esigenze personali.
Ma gli altri, quelli che comprano un valore, per i quali il prezzo non conta (vedi iPad 2 qui sopra) comprano l’esperienza di acquisto,  quella che gli americani definiscono appunto shopping experience, e che cosa altro è se non la capacità di trasmettere una passione?
A Milano i veri cultori dei libri oggi si rivolgono ad una sola libreria, quando non cercano l’equivalente fisico di IBS o Amazon.
L’ultima rimasta, tra quelle in cui è possibile parlare con gli addetti dei libri, chiedere consigli, ritrovare un libro ricordando solo un pezzo del titolo, magari pure sbagliato (provate a farlo on line…), è a parer mio la Hoepli, dell’omonima via del centro di Milano. Dove la passione è ciò che attira molti.
Ed è la passione a creare comunità. Perché si crea fedeltà, che ha bisogno di tessuto connettivo per crescere.

Ascoltare il cliente – approfondimento del tema


Vorrei proporvi due interessanti link a due argomenti che si compensano e che  approfondiscono un tema già trattato in precedenza nel mio blog: l’importanza di ascoltare il cliente.
Il primo è tratto dal sito socialmediaitalia.it; partendo dal discorso di Charlene Li, fondatrice di Altimeter Group ed è considerata una delle persone più influenti della Silicon Valley, sottolinea quanto sia importante mettere sempre al centro il consumatore. Una frase significativa di questo discorso riassume il tutto: “Consumer is the king”. Trovate qui l’articolo completo.
Il secondo articolo è subordinato al primo: Mattia Lissi, Social Media Analyst per Site by Site, descrive il suo lavoro; si occupa infatti di ascoltare la rete e di capire quali sono i desideri dell’utenza, quali i suoi voleri, per migliorare la strategia messa in atto dalle aziende. Vi lascio alla lettura del suo post per farvi capire meglio di cosa si tratta.
Buona lettura.