Esperienza in vetrina

Offrire, utilizzando la spazio di una sola vetrina, un’ esperienza particolare e unica che non lascia indifferente chi guarda, si può? Si è possibile.

Due esempi li ho trovati passando per Milano, grazie di offrire così tanti spunti mia cara città natale, e si tratta di Oysho, negozio di intimo e pigiami da donna (via Torino), e la gelateria Cioccolati Italiani dietro la Rinascente, esattamente di fronte a Luini per intenderci (e chi non conosce Luini vada a fare un giro all’ora di pranzo se vuole davvero godersi la vita).

  

Primo esempio: avete mai visto dell’erba con tanto di margherite crescere in centro a Milano, vista Duomo, e per di più con andamento verticale? Beh se andate in via Torino tutto questo è possibile: Oysho ha abbellito le impalcature che circondano il nuovo negozio creando un effetto strabiliante! Nei 2 minuti che ho impiegato per fare queste foto ho visto passare e fermarsi incuriositi davanti a questo praticello metropolitano almeno 10 persone, e non esagero. Tanti si sono addirittura fermati a toccare se questa curiosa istallazione fosse sintetica o reale (e pure io!). Un’idea grandiosa, quando mai ricapiterà di vedere una cosa simile? Magari poi i 10 curiosi non saranno entrati nel negozio e quel giorno le vendite non saranno aumentate a causa dello stravagante prato, però chi lo ha visto di sicuro non lo scorda e magari in futuro se avrà bisogno di qualche pigiama gli verrà in mente di andare in quel negozio tanto particolare. Racconterà poi agli amici di questa buffa esperienza vissuta che gli ha regalato un sorriso in una giornata come tutte le altre.

Una doppia cascata di cioccolato, bianco e al latte, che scende ininterrottamente e seduce chiunque passi a fianco..irresistibile la voglia di entrare e prendere un gelato! Con una premessa tale come minimo un cono medio lo si deve gustare, ovviamente gusto cioccolato! Immedesimatevi nel passante che per caso nel suo cammino incontra una così dolce visione, cosa potrà mai pensare della gelateria? Sarò subito invogliato e lo racconterà a tutti: word of mouth ancora una volta ha colpito! E tutto questo per una sola vetrina studiata davvero bene e ben realizzata!

Possiamo parlare di marketing esperienziale in questi due casi appena presentati? Forse si, esperienze particolari e che ritengo siano riuscite a dare alla marca la possibilità di interagire con le vite reali dei clienti, il tutto usando solo la vetrina e un pizzico di creatività.

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Creatività per superare gli ostacoli

In questo momento di diminuzione delle vendite causate dai problemi economici, di cui non mi soffermo a parlare perché noi tutti conosciamo e non è questo il luogo per discutere, la caratteristica che secondo il mio parare è necessaria al negozio che vuole sopravvivere è la creatività. In particolar modo il sapersi rinnovare, trovare strategie interessanti per emergere dal mucchio, attirare l’attenzione e far sì che le persone entrino proprio in quel negozio e non in un altro.

Mi è capitato proprio l’altro giorno di vedere un negozio che questa idea l’ha fatta sua e ha trovato un accorgimento davvero molto interessante per colpire nel segno. Milano, saprete che da gennaio esiste l’ “Area C” nella quale le auto possono entrare solo a pagamento. Un problema per alcuni negozi che potrebbero aver risentito di questa iniziativa comunale. Beh questo negozio ha offerto ai suoi clienti la soluzione ottimale per non dover pagare il ticket e non dover rinunciare agli acquisti.


Un cartello in bella vista in vetrina annuncia che :” Per i vostri acquisti e ordini vi offriamo la possibilità di ritirare la merce SENZA PAGARE IL TICKET presso il nostro centro di vendite e ritiro in via xxxxx FUORI DALL’AREA C”.

Beh che dire..un negozio che risolve i problemi dei clienti ancora prima che i clienti possano porseli.

Creatività e ottimismo: mix perfetto per acquistare clienti nuovi e mantenere quelli vecchi!

140 caratteri da riempire con attenzione

Un altro episodio di attacchi ad un tweet. Questa volta protagonista è Roberto Bolle, il famoso étoile della Scala, reo di aver scritto sul suo profilo Twitter  “I senzatetto che s’accampano e dormono sotto i portici del Teatro San Carlo, gioiello di Napoli, sono un emblema del degrado di questa città»

Si è scatenato l’inferno contro il ballerino che ha, tramite il suo ufficio stampa e personalmente, provveduto a chiarire il misfatto. Qui trovate l’articolo completo tratto dal sito del Corriere della Sera.

Cosa dire, anche se non si tratta di negozi, sempre di reputazione stiamo parlando. Bisogna stare attenti a quello che scriviamo, il tono, l’ironia, il senso potrebbero non essere capiti. Non stiamo usando la voce, non ci viene in soccorso il non verbale; a parlare per noi ci sono solo delle scritte nere su foglio bianco che tutti possono interpretare come vogliono. Quindi ragionare prima di twittare, pensare all’effetto che la nostra frase può avere, pensare a come si può interpretare quello che stiamo scrivendo.

E’ forse un po’ complicato inizialmente: siamo abituati a mezzi di comunicazione diversi, il tweet è uno strumento relativamente nuovo di comunicare. Beh però le sfide sono all’ordine del giorno, e una sana competizione con se stessi non può che essere stimolante e aiutarci a crescere sempre di più!

Mc Donald’s: le strategie on e off line

 

Si vociferava quest’estate di un cambio di logo (non si sa se voci fasulle o idee mai realizzate), ma fortunatamente il punto di domanda scelto come sostituto della famosa M gialla non ha avuto successo. Qualcosa però è cambiato lo stesso.

McDonald’s sta cercando di cambiare la sua immagine e puntare tutto sulla salute del cliente e sui consumatori stessi.

In questi ultimi anni si è dato da fare inserendo tabelle nutrizionali, informazioni sulla provenienza dei cibi, aiutando il cliente a seguire una dieta corretta. Sembrerebbe un paradosso, ma lascio questi giudizi a ognuno di voi. Di recente ha anche cercato di rafforzare questa nuova immagine cambiando completamente look ai suoi punti di ristoro: dal giallo classico, tavolini di plastica grigio chiaro, ambienti un po’ semplici; a un caldo marrone legno, moderno ed elegante, più curato e confortevole. Anche l’inserimento della zona McCafè fa parte di questa strategia di innovazione.

McDonald’s non si è solo focalizzata sull’aspetto del punto vendita per cambiare l’immagine, ma ha anche cercato di coinvolgere i consumatori in prima persona: su FaceBook è possibile mandare una foto personale scattata in uno dei ristoranti McDonald’s e partecipare al concorso “I mille volti di McDonald’s”.

L’azienda ha cercato anche di sfruttare il potenziale offerto da Twitter per cercare di coinvolgere il cliente: risultato davvero disastroso però, qui trovate l’articolo al riguardo apparso ieri su corsera.it.  Purtroppo questa iniziativa on-line non ha avuto il successo sperato, forse è mancata una riflessione a priori, riprendendo una frase del citato articolo “Ma se chiedi su un social media di raccontare storie su di te, prima devi sondare l’umore dei consumatori.”

Forse l’immagine che ognuno di noi ha di questo colosso americano non cambierà mai, c’è da dire che nel bene o nel male se ne sta parlando… potrebbe funzionare lo stesso?

Quando la creatività aumenta i profitti

Vi voglio proporre oggi due esempi brillanti e secondo me molto esplicativi  di come la creatività e il coraggio di buttarsi in comunicazioni, alternative a quelle usate da sempre, pagano e danno anche ottimi risultati.

La prima viene raccontata in questo articolo da Cristina Mariani: il caso di Arnold Coffe, una catena di caffetterie in stile americano. Ancora prima di leggere questo post, mi aveva molto colpita positivamente la scelta di aprire punti vendita a Milano in prossimità delle Università  (uno a 1 minuto a piedi dalla sede di Largo Gemelli della Cattolica e uno davanti all’Università statale): si sono proposti come caffetteria studentesca, offrono infatti la possibilità di collegarsi a internet, studiare, trascorrere il tempo tra una lezione e l’altra gustandosi un caffè nella versione d’oltre oceano. Una scelta molto ragionata e sicuramente basata su una strategia molto precisa. Il post che vi consiglio di leggere racconta di come siano riusciti in poco tempo ad accrescere notevolmente la loro clientela e a far aumentare i profitti.

Anche il secondo articolo è tratto dal blog Marketing Low Cost e riguarda sempre una caffetteria, o quasi! Una compagnia assicurativa americana, State Farm, per essere più vicina ai suoi clienti ha aperto un caffè a Chicago. Vengono proposti corsi su argomenti assicurativi, servizi di consulenza, aiuto ai clienti e altro ancora, tutto gratuito. Si paga solo il costo del caffè. Un’idea creativa che viene incontro al cliente, ai suoi bisogni e che permette di ascoltarlo più da vicino. E l’ascolto è, come ho sempre detto, un aspetto fondamentale del rapporto con l’utente.

Chi osa, ci guadagna!

Apple: un caso di marketing esperienziale, il marketing che piace ai consumatori

Il consumatore non compra un prodotto perché convinto solo da una buona comunicazione, ma compra perché il prodotto stesso vale. Il valore, abbiamo già accennato, non è solo dato da un buon rapporto benefici/costi ma ha anche un aspetto psicologico molto importante dato dall’esperienza d’acquisto.

“Il consumatore è sempre meno una semplice attività volta a rispondere a necessità specifiche ed è sempre più caratterizzato da aspetti di socialità e dalla ricerca di emozioni da condividere.” (Cova, 2008)

Vorrei parlare oggi di un brand che ha fatto dell’esperienza di consumo uno dei suoi punti forti per riuscire ad soddisfare i clienti: Apple.  La nota marca fondata da Steve Jobs è riuscita a trovare il modo di coinvolgere, chiunque entri in uno dei negozi della catena, in un’esperienza davvero unica.

Nella fase di acquisto si cerca di rendere l’esperienza d’acquisto più simile possibile all’esperienza d’uso dei prodotti Apple; a questo scopo vengono utilizzate cinque tipologie:

  1. SENSE. Cura della progettazione e del design per un impatto minimalista, essenziale, raffinato e caloroso: vetro e legno; presentazione dei prodotti come opere d’arte in esposizione.
  2. ACT. È possibile provare tutto ciò che è esposto e tutto è funzionante: internet, giochi, musica; immersione totale nel mondo Apple.
  3. RELATE. Si entra a far parte di una community all’interno di un ambiente stimolante, creativo nel quale i protagonisti sono i consumatori.
  4. THINK. Il Genius Bar: un lungo bancone dove gli esperti sono a disposizione per qualsiasi problema; Kids Area: uno spazio dedicato ai più piccoli dove approcciare al computer con arredamento dimensionato.
  5. FEEL. Tramite tutti questi stimoli l’azienda riesce a favorire un’esperienza di tipo affettivo con il marchio.

L’obiettivo dell’esperienza di consumo è di accrescere la fedeltà del cliente e favorire un ricordo positivo di tale esperienza. Mettendo a proprio agio il cliente, lasciandogli la libertà di muoversi nel negozio e permettendogli di provare i prodotti, egli rimarrà impressionato positivamente dal brand e non potrà che ricevere sensazioni e pensieri positivi per tale brand.

Ci sarà dunque un riscontro positivo per quello che riguarda la fedeltà e l’apprezzamento dei prodotti e attaccamento maggiore alla marca.

Intervista a Francesco Fascinato: comunicare con la vetrina

Vi propongo un’altra intervista, questa volta focalizzandomi sulle strategie off-line in particolar modo sulla finestra che il negozio offre ai propri clienti: la vetrina
Francesco Fascinato, co-fondatore del Progetto Associazione Qore di style, Visual Merchandiser e Vetrinista, ci spiega come rendere più visibile il negozio utilizzando come strumento la vetrina.

1) Che importanza ha la vetrina nel successo di un negozio? A quali obiettivi può condurre?
La vetrina e’ sicuramente il primo strumento di comunicazione del punto vendita; tanti definiscono la vetrina il biglietto da visita e secondo me si tratta di una similitudine corretta. L’obiettivo che la vetrina persegue e’ sicuramente quello di “farsi guardare” dai potenziali clienti. Questo obiettivo si raggiunge pianificando e sviluppando l’esposizione in base ai punti di forza legati al materiale disponibile e alla merce che si vuole esporre.

2) Che cosa colpisce di più i passanti?
Credo che le persone siano continuamente bombardate da comunicazioni standard, stili ed accostamenti merceologici poco attendibili. Le persone vogliono poter creare il proprio stile e non scegliere qualcosa di standardizzato. Non funziona più nemmeno la vetrina estremamente scenografica. Secondo il mio parere in vetrina devo esporre prodotti di punta che poi assolutamente devo riproporre anche all’interno del piano vendita.

3) Quali sono le nuove tecniche e le nuove filosofie collegate alla creazione di vetrina?
I capisaldi dell’allestimento in vetrina rimangono i gruppi e il ritmo (gruppi: solitamente 3 manichini o elementi di arredo centrati nella vetrina; ritmo: elementi di arredo posizionati sempre alla stessa distanza creando spazi uguali tra uno e l’altro.)
Non credo sia efficace uscire da queste due modalità. Poi la mia convinzione personale spinge verso pochi prodotti ma di grande impatto. Per quanto riguarda il materiale di allestimento, il minimal da sempre un senso di eleganza con l’uso di due massimo 3 colori in vetrina.
Dimenticavo… Rinnovare la vetrina spesso e volentieri!

4) Vetrine e mondo on-line: quali collegamenti sono possibili?
Io lavoro in questo settore e quando parlo ai miei clienti di vetrina, considero tale anche quella online. Solo che in rete la vetrina e’ il negozio nel suo insieme. Differenza principale? Quella vetrina può venire vista da milioni di persone! Se cambio la mia vetrina posso postare la foto prima e dopo, posso organizzare un concorso per la vetrina più votata, un blog nel quale ascoltare e conversare con le persone. Infine non dimentichiamo la serie di iniziative di co-marketing che si possono sviluppare con altri esercizi commerciali.

5) Tre consigli da seguire e tre errori da evitare
consigli che mi sento di dare sono i seguenti:
– rinnovare spesso la vetrina;
– affidarsi a persone specializzati;
– ascolto, relazione e trasparenza. Sono proprio le persone che entrano nel nostro punto vendita i migliori consulenti o i peggiori concorrenti.
Errori da evitare:
– il fai da te non funziona più, il risparmio non rende poi ciò che si crede;
– evitiamo l’effetto “mercato”: liquidazione totale o strani messaggi comunicativi;
– lo status quo, immobilismo e lamentele non portano da nessuna parte..e nel frattempo gli altri corrono!

Concludo con un concetto che ho sempre adottato: Non sono clienti… Sono persone. 

Ringrazio Francesco e spero che le sue parole siano state d’aiuto. Nel caso rimango a disposizione per ulteriori domande da girare al nostro esperto vetrinista.